Stadio di Roma, un Governo nato dai poteri forti

Oggi si è capito in che cosa consisteva il cambiamento promesso da Salvini e Di Maio: invece che in Parlamento il Governo sembrerebbe nato in casa di un immobiliarista

Dalle intercettazioni emerge che il braccio destro di Salvini e il manager che decideva ogni nomina in quota grillina, si incontravano in segreto in casa di un costruttore romano – poi arrestato per corruzione – per  “fare il governo”. L’inquietante corrispondenza tra i nomi fatti e le nomine ministeriali poi divenute realtà fanno accapponare la pelle. Immaginavamo che i Ministri non li avesse proposti il Presidente Conte, ma scoprire che il MInistro della Giustizia Bonafede e quello per i rapporti con il Parlamento Fraccaro scaturiscano, per così dire, da intuizioni di persone finite in carcere capovolge le regole istituzionali e mette al centro, o meglio sulla “tavola”, solo interessi e poteri forti.

Ce n’è abbastanza per far crollare in un solo colpo tutta la retorica della trasparenza, dell’onestà e della lotta ai poteri finanziari sbandierate dai giallo-verdi in campagna elettorale.

Bisogna fare immediatamente chiarezza per restituire dignità e trasparenza alle Istituzioni. Il solo sospetto che il governo giallo-verde non sia nato per fare l’interesse degli italiani ma quello di un costruttore romano è di per sé gravissimo.

Ha nulla da dire in proposito Grillo, il rivoluzionario che intendeva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno? L’inchiesta di Roma ha intanto aperto il “Governo”. E dentro non c’è del tonno, ma solo del materiale maleodorante.

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