Prescrizione, tempi certi del processo è garanzia anche per le vittime

“La bozza della riforma del Processo Penale proposto dal ministro Bonafede e a cui abbiamo lavorato in questi mesi, e’ un progetto moderno e ambizioso. Ma una cosa e’ scrivere una norma, altro e’ verificarne l’efficacia. Pochi parlano, per esempio, delle gravissime conseguenze a cui andrebbero incontro le vittime del reato che avessero deciso di costituirsi parte civile qualora, dopo una sentenza di I grado, i tempi del processo fossero dilatati; oppure delle devastanti conseguenze che colpirebbero chi, assolto in primo o secondo grado, dovesse attendere una sentenza definitiva dai tempi non prevedibili, con ricadute negative e ostative per concorsi, per trovare un lavoro, per la loro carriera, per rapporti e concessioni con lo Stato, per la vita politica e amministrativa. ‘Abrogare’ la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia essa di condanna, sia essa di assoluzione, senza aver verificato l’efficacia sul campo della ‘riforma del Processo penale’ potrebbe tradursi in una vera barbarie giuridica”.

Cosi’ Franco VAZIO, deputato Pd e vicepresidente della commissione Giustizia, in un commento pubblicato oggi sul quotidiano “Il Riformista”.

“Prima di aver acquisito tale certezza – aggiunge Franco VAZIO – e’ necessario fissare dei termini che impongano di celebrare in tempi ragionevolmente brevi i giudizi di appello e di Cassazione, pena l’estinzione del processo, e prevedere che l’abrogazione della prescrizione dopo la sentenza di I grado non valga anche per chi sia stato assolto. Non e’ una battaglia identitaria, ma la difesa di principi e diritti tutelati dalla nostra Costituzione, sulla cui lesione appare complesso trovare mediazioni. Sono persuaso – conclude il vicepresidente della commissione Giustizia – che il presidente del Consiglio Conte e il ministro Bonafede che, come tutti noi, hanno ben chiare le sfide della Giustizia, sappiano privilegiare la sostanza e i diritti dei cittadini rispetto alle battaglie di una parte politica, che seppur comprensibili, restano comunque di parte e non di tutti”.

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