Dl Anticorruzzione: non è spazzacorrotti ma SALVAFURBETTI

Adesso è tutto chiaro…

Abbiamo finalmente capito a cosa serviva davvero la legge a cui il ministro Bonafede teneva tanto: a salvare i leghisti condannati e imputati nelle vicende delle spese pazze in regione, con un comma ‘mascherato’ ad personam.

Un ‘codicillo’ del Dl Anticorruzione che modifica l’art. 316 ter del c.p. e che stravolge il peculato.

La verità nascosta sotto la cortina fumogena della demagogia giustizialista del ministro Bonafede e della retorica ‘spazzacorrotti’ è il classico ‘colpo di spugna’ in stile Prima Repubblica: un vero regalo ai compagni di ventura per cancellare i loro problemi giudiziari.

È bastato un codicillo ad personam nascosto nelle pieghe del decreto che di fatto derubrica il reato di peculato – guarda caso – e proprio per i consiglieri regionali leghisti condannati e imputati parrebbe tutto risolto.

Ora si capisce il perché delle discussioni notturne, la caterva di emendamenti che apparivano e scomparivano, le sceneggiate su Facebook, le riunioni notturne in via Arenula.

Che cosa hanno da dire ora Bonafede, Di Maio, Conte e Travaglio?
Il ministro ha approvato e integrato norme di cui non ha capito il contenuto oppure ha dato il suo contributo a questo colpo di spugna?

Quel che è certo è che il titolo della legge era sbagliato: il vero nome del Dl

Bonafede non è spazzacorrotti ma salvafurbetti.

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